Posts Tagged ‘lavoro’

M come Mamma

Questo blog è nato dalla mia passione per il mio lavoro.
Questo blog è nato per le persone che mi hanno cambiata dentro, per le scoperte che mi hanno sbalordita, per i luoghi comuni che mi hanno fatta incazzare, per condividere un modo di avvicinarsi alla disabilità Diverso.
Poi, nella vita, capitano delle cose.
In questo caso, capitano delle Persone.
Anzi, in questo caso capita un figlio.
Un figlio che, stando ai documenti, è un bambino uguale a tanti bambini.

È così che la mia vita è cambiata.
È così che ho fatto scelte che non avrei mai creduto.
La prima: lasciare non solo il lavoro, ma l’idea di lavorare.
E poi una seconda, una terza, una quarta,…

È così che son diventata diversamente mamma.
Ho scoperto che sta cosa dell’essere diversi non te la togli facilmente di dosso. Che quando inizi a guardarti dentro e lo fai ad un’età in cui le persone a cui permetti di giudicarti sono sempre meno, cogli la diversità in ogni sfaccettatura del tuo vivere quotidiano.
E finisce che, manco a farlo apposta, intraprendi strade che non solo sono diverse, ma spesso pure bislacche. Assurde. Impensabili.

Sarà che mio figlio, a ben guardarlo, è un bambino diverso da tutti gli altri – e non solo perché ama girare nudo e ha i capelli lunghi.
È che a stare con un bambino 24 ore al giorno, vedi cose che non pensavi esistessero. Scopri il mondo in modo completamente diverso.
Diverso, ecco. Di nuovo. È più forte di me: non riesco a fare a meno di scriverlo.
Da quando sono diversamente mamma, la diversità mi fa ancora meno paura.

 

AL SUPERMERCATO…

Preferisco far la spesa il lunedì mattina, con i pensionati.
Preferisco la lentezza esasperante del lunedì mattina alla velocità nevrotica del sabato pomeriggio.
Soprattutto da quando faccio la spesa col nano – e mi muovo tra gli scaffali come una tartaruga.
Il nano, bello infilato nella fascia, continua ad occupare esattamente il posto che gli spettava otto mesi fa, solo che ora dalla mia pancia sbucano piedi, mani e testa.
Girovaghiamo tra gli scaffali alla ricerca di tutto quello che potrebbe servire a noi – felicemente dimentichi dell’opportunità di scrivere una lista prima di uscire di casa.

Arriviamo all’altezza di una commessa, intenta a sistemare gli scaffali.
Si volta. Sorride.
Il nano sorride e protende le manine grassocce.
La commessa gli allunga un dito.
– Ciao bellissimo!
– Ghè ghè. [gorgheggi naneschi]
– Buongiorno signora, ma che bel bambino, quanti mesi ha?
– Otto.
– Caro!
– Ghè ghè. [il nano è maschio. Terribilmente vanitoso.]
La commessa sorride e gli parla dolcemente.
Il nano si protende tutto. Gli manca solo la coda del pavone.
Le afferra il dito e non lo molla, tutto bava, gengive e sorrisi.
Lei, delicatamente, gli bacia la manina.
– Arrivederci signora! Tanti auguri e complimenti ancora!
Sorrido e ringrazio.
La commessa torna a sistemare gli scaffali.
Io mi avvio spedita verso l’angolo della corsia.
Appena in tempo! Ho già la lacrimuccia che mi scende.

La lacrima non nasce – sappiatelo – dal mio orgoglio materno.
La commozione – che rivivo anche ora, ripensandoci – dipende dal fatto che scene come questa riscattano le persone con sindrome di Down da tutti i pregiudizi.
Una basta a dimostrare che l’errore – quando il risultato è diverso da questo – sta nel nostro modo di pensare, agire, educare.
E poi – sì, lo ammetto – persone come questa commessa mi rendono decisamente più piacevole fare la spesa.

[Questo post doveva uscire ieri, 21 marzo, per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down.
Prendetevela con mio figlio – io sono sempre stata una persona puntuale.]