formAzione

Se non è facile rispondere a quanti mi chiedono che lavoro faccio – lo è ancora meno quando la domanda è che studi ho fatto.

 

La risposta più vera e onesta – e insieme la più semplice – è: un sacco di cose.

In realtà la mia formazione riflette una difficoltà tutta italiana, cioè quella di faticare a costruire percorsi professionalizzanti davvero strutturati sui bisogni reali e sulle competenze necessarie per fare determinati lavori.

 

Chi si occupa di disabilità dal punto di vista educativo, oggi?

 

Io ho collaborato con educatori professionali, con psicologi, con insegnanti – nella maggior parte dei casi il titolo di studi per queste persone era solo il punto di partenza – una scatola vuota in cui le competenze sono state inserite A POSTERIORI, grazie al lavoro e all’esperienza.

 

Nei casi peggiori, il titolo diventava una specie di scudo dietro cui trincerarsi, nella convinzione di non aver bisogno di altro.

 

Per questo, quando mi chiedono cosa abbia studiato, di solito rispondo:

“Qualcosa che non ha nulla a che vedere con quello che faccio.”

 

“Sei un’educatrice?”

No, non sono un’educatrice. Anche se di sicuro non si può fare il mio lavoro senza educare.

La mia esperienza con bambini e ragazzi disabili è stata possibile grazie a chi – guardando OLTRE il mio titolo accademico – mi ha permesso di imparare sul campo e – successivamente – mi ha fatto conoscere professionisti incredibili, provenienti dagli ambiti più diversi.

 

La mia formazione sono state soprattutto le persone con cui ho lavorato.

E due incontri che mi hanno cambiato prima come persona, poi come professionista:

 

quello con il Metodo Feuerstein e quello con la Stimolazione Basale® del Prof. A. Fröhlich (sicuramente ne parlerò presto in qualche articolo).

 

Questi due percorsi hanno arricchito il mio bagaglio di esperienze, ma soprattutto mi hanno permesso di ritrovare la fantasia e l’ottimismo che tanto spesso risultano penalizzati quando si cerca di ingabbiarli nelle rigide teorie che i percorsi accademici propongono.

 

In fondo, eclettica è l’aggettivo che più si addice alla mia formazione. E non sono nemmeno convinta che sia del tutto negativo.

La fantasia e l’ottimismo, in fondo, servono proprio a questo: ad inventare strade nuove.

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