Archive for marzo 2012

UNA MILANO DIVERSA

Ho otto mesi ma non sono scemo.
Che mi è capitata una famiglia strana l’ho capito subito.
Sì, perchè noi non facciamo mai le cose normali. La nostra è proprio una famiglia diversa.

Insomma: la domenica di solito gli altri bambini vanno al parco.
Noi no.
Noi domenica siamo andati al campo nomadi.
Io un po’ ho dormito. Non mi pareva che ci fosse niente di interessante da vedere.
C’era un gruppo di adulti che parlava. Facevano un sacco di domande.
Il papà controllava che la mamma non andasse a ficcare il naso in giro.
Insomma, ho preso sonno.

Poi però quando mi sono svegliato mi son guardato meglio intorno.
Caspita: anche lì ci sono famiglie diverse!!
Vivono in casette piccine, alcune belle altre un po’ sgarrupate.
C’è un sacco di spazio e tutti i bambini vanno in giro in stormo, come i piccioni in piazza Duomo, solo che loro hanno le biciclette al posto delle ali.
C’è anche una famiglia che alleva i cavalli, hanno un pony piccolo piccolo e i bambini hanno un calesse vero e ci giocano ad andare alla fiera, come in quella canzone del topolino che mi canta sempre la mamma.
Una signora con i capelli neri neri e gli occhi verdi ha raccontato alla mamma che al campo ogni domenica fanno una festa – e cantano, e ballano, tutti insieme.
Le bambine erano gentili e sorridenti, quando la mamma mi ha cambiato si sono messe dietro al vetro della macchina a farmi le boccacce per farmi ridere.
C’erano un sacco di alberi e anche le capre tibetane.

Mamma, mi ci porti anche domenica prossima?

il campo nomadi di via idro

DIVERSAMENTE BLOG!

La rete a volte diventa un luogo.

E in questo luogo si fanno incontri.

Gli incontri sono virtuali – ma le persone sono incredibilmente reali.

Come Emma. Come Daniela, che della sua vita con Emma racconta la storia.

Dentro c’è tutto quello che deve esserci: tenerezza, paura, rabbia, amore, gioia. Senza buonismo. Con grande onestà.

Perchè il percorso di Daniela ed Emma è diverso – di quella diversità di cui vorrei parlare quando scrivo – quella che arricchisce chi la incontra.

Il resto lo lascio alle parole di Daniela.

www.guardaconilcuore.org

AL SUPERMERCATO…

Preferisco far la spesa il lunedì mattina, con i pensionati.
Preferisco la lentezza esasperante del lunedì mattina alla velocità nevrotica del sabato pomeriggio.
Soprattutto da quando faccio la spesa col nano – e mi muovo tra gli scaffali come una tartaruga.
Il nano, bello infilato nella fascia, continua ad occupare esattamente il posto che gli spettava otto mesi fa, solo che ora dalla mia pancia sbucano piedi, mani e testa.
Girovaghiamo tra gli scaffali alla ricerca di tutto quello che potrebbe servire a noi – felicemente dimentichi dell’opportunità di scrivere una lista prima di uscire di casa.

Arriviamo all’altezza di una commessa, intenta a sistemare gli scaffali.
Si volta. Sorride.
Il nano sorride e protende le manine grassocce.
La commessa gli allunga un dito.
– Ciao bellissimo!
– Ghè ghè. [gorgheggi naneschi]
– Buongiorno signora, ma che bel bambino, quanti mesi ha?
– Otto.
– Caro!
– Ghè ghè. [il nano è maschio. Terribilmente vanitoso.]
La commessa sorride e gli parla dolcemente.
Il nano si protende tutto. Gli manca solo la coda del pavone.
Le afferra il dito e non lo molla, tutto bava, gengive e sorrisi.
Lei, delicatamente, gli bacia la manina.
– Arrivederci signora! Tanti auguri e complimenti ancora!
Sorrido e ringrazio.
La commessa torna a sistemare gli scaffali.
Io mi avvio spedita verso l’angolo della corsia.
Appena in tempo! Ho già la lacrimuccia che mi scende.

La lacrima non nasce – sappiatelo – dal mio orgoglio materno.
La commozione – che rivivo anche ora, ripensandoci – dipende dal fatto che scene come questa riscattano le persone con sindrome di Down da tutti i pregiudizi.
Una basta a dimostrare che l’errore – quando il risultato è diverso da questo – sta nel nostro modo di pensare, agire, educare.
E poi – sì, lo ammetto – persone come questa commessa mi rendono decisamente più piacevole fare la spesa.

[Questo post doveva uscire ieri, 21 marzo, per la Giornata Mondiale della Sindrome di Down.
Prendetevela con mio figlio – io sono sempre stata una persona puntuale.]