G COME GIOCARE – in difesa di un diritto

giocoA volte ho la netta sensazione che i bambini crescerebbero meglio se ci astenessimo dall’intervenire – se la piantassimo di chiederci cosa dobbiamo fare PER loro e iniziassimo a pensare a tutto quello che possiamo fare CON loro.

Siamo così preoccupati di insegnare loro QUALCOSA, che il COME e il PERCHÉ apprendono sembra passare in secondo piano.

I bambini giocano.
È talmente scontato che sembra banale.
I bambini imparano giocando.
Già, perché PRIMA viene il divertimento, POI l’apprendimento.
Se i bambini si divertono ad esplorare e scoprire, imparano meglio e più velocemente.

Lo dicono i manuali, gli esperti – persino la tv.

E i bambini disabili?
Sono diversi, d’accordo – ma giocano?
E se giocano – come giocano?

A guardarli da vicino – sembra che per loro lo status di BAMBINI venga sempre DOPO quello di disabili.

Cosa fanno, mentre crescono?

Fisioterapia,
logopedia,
musicoterapia,
ippoterapia,
psicomotricità,
psicoterapia,…

Sono tutte attività di cui non metto in dubbio l’utilità e l’efficacia.
Il risultato però è che questi bambini spesso hanno apiù terapisti che amici.
Non hanno tempo libero – ma agende degne di un manager.

Il momento del gioco sembra loro precluso perché devono IMPARARE – quasi dovessero sempre essere trascinati in una corsa, nel tentativo di colmare il gap che li separa dagli altri.

Imprigionati dalle teorie, ansiosi di FARE, bisognosi di vedere dei risultati – ecco che tradiamo il bambino e, in un certo senso, contribuiamo a creare il disabile.
Ci perdiamo in un esame attento e minuzioso di ciò che è possibile o impossibile raggiungere – cosa può o non può fare – togliendo a noi e a lui il piacere di scoprire insieme cosa può accadere se ci lasciamo trasportare dalla fantasia e dall’immaginazione.

Cambiamo prospettiva: concediamoci il lusso di osservare i bambini.
Guardiamoli FARE – anche quando apparentemente non stanno facendo nulla.
Entriamo in contatto con loro in questo modo – inserendoci nel loro gioco, dimenticando scopi e obiettivi, prendendoci TEMPO.
Dimentichiamo le teorie per lasciare che, insieme a queste, si dissolva la disabilità – così affioreranno ad una ad una le abilità di quel bambino che abbiamo di fronte.

Sarà proprio LUI ad insegnare a NOI che spesso l’unico vero limite a ciò che possiamo fare insieme è proprio la nostra mancanza di immaginazione.

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3 responses to this post.

  1. Posted by patrizia on 01/07/2011 at 6:57 pm

    Valentina, anche i bambini cosiddetti normodotati hanno agende piene e con quelle agende costruiscono difese e barricate tra sé e gli altri e relazionano per regole di convenienza e non per relazioni autentiche che non fanno scoprire l’altro chiunque esso sia.Io sono una mamma anomala perché se mio figlio non vuole andare a fare sport e mi chiede solo di giocare in giardino con gli amici io faccio così, sarò all’antica , ma in questo modo apprendono anche dal gestirsi i conflitti, dal misurarsi e non sempre ad avere un arbitro che media…imparano che se si stancano di continuare a relazionarsi possono prendersi il tempo e fare altro, imparano l’antipatia la simpatia e l’aiuto spontaneo…Sono proprio con te…

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  2. Concordo con chi ha scritto sopra. I normodotati (ma che brutta parola) hanno esattamente gli stessi problemi.
    Mi son scontrata spesso con mamme che mi chiedono: “ma come? non l’hai ancora iscritta a inglese-danza-psicomotricità-ginnastica ritmica-musica-pattinaggio etc etc etc” Ma caxxarola, c’ha solo tre anni e mezzo, datele tregua. Deve anche avere il tempo di annoiarsi o no? Ve li ricordate i pomeriggi estivi in cazzeggio completo, magari distesi sull’erba con filo di paglia in bocca a guardare le nuvole? non si sta imparando niente? falso, falsissimo, stavamo esercitando la nostra fantasia.
    E poi – qui lo posso dire perché tanto non mi legge – ho fatto litigate furiose con mia madre, insegnante da 30 anni, che invece di “perdere” tempo a giocare tranquillamente con i Bubini, seguendo i loro ritmi, assecondando la loro fantasia, pretende sempre di “insegnare” qualcosa. Se il gioco non è EDUCATIVO allora non serve a niente. Ma rilassati, le dico, goditeli così come sono, FAI LA NONNA E NON LA MAESTRA. Niente, non ci riesce, è più forte di lei.

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  3. D’accordo con voi, anche per i bambini sani spesso il gioco è un diritto negato…

    Per i bambini disabili però sono convinta che assuma una valenza ancora più forte: è la loro finestra di normalità, quello spazio in cui smettono di essere disabili per essere semplicemente bambini, quindi per loro è doppiamente importante perchè permette di riappropriarsi di una dimensione sana, serena, libera.

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