F COME FURBO

Al mare, soprattutto in acqua, certe distanze si accorciano.

Forse per questo lui – il bambino spastico – quello che non camminava da solo e parlava a stento, era uno di noi.

Spastico – quando ero piccola si diceva così per tutti quelli un po’ diversi.

Comunque, lui era uno del gruppo “ogni anno, stessa spiaggia stesso mare”.

Anche quando facevamo le piste per le biglie.

SOPRATTUTTO quando era l’ora della merenda.

Quando esagerava e diventava manesco, sua mamma minacciava di fargli “la doccia fredda come ai matti”.

Di solito, bastava.

Che poi, non era mica fredda quell’acqua! Lo sapevamo noi e lo sapevano le nostre mamme.

Ma questa signora robusta e i suoi metodi educativi verso suo figlio spesso suscitavano critiche e sguardi di riprovazione.

Scommetto che ce li avete presenti, quegli sguardi.

Dicono “Poverino!” – sottintedono “Perché lo tormenti, ha già abbastanza problemi!”.

Si dà il caso che il signorino, però, fosse una scheggia in analisi grammaticale.

All’inizio non è che noi bambini ci credessimo molto, ma poi sua mamma ci convinse a provare.

Invece di giocare all’impiccato, sotto l’ombrellone, noi ci inventavamo frasi sempre più difficili.

E lui faceva l’analisi grammaticale.

Un vero portento.

Solo molti anni dopo ho capito: non è poi molto difficile essere buoni, con i bambini.

Ma educare è un’altra cosa.

Significa stare davanti all’altra persona dicendo ok, io ti aiuto a tirare fuori il meglio di te. Sempre.

Perché rispetto il tuo diritto ad essere te stesso.

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One response to this post.

  1. Dio come hai ragione. Educare è un’altra cosa. Crescere un figlio è un’altra cosa dal giocare mezz’oretta con un bimbo appena conosciuto. Perché se lo cresci ce l’hai tutta la vita. Ce l’hai di giorno. Ce l’hai di notte. E chi giudica solo la superficie dei comportamenti dei genitori non pensa a tutto quello che c’è dietro. Crescere un figlio disabile deve essere una fatica nera. E questa signora robusta, come la descrivi, deve esser stata un portento.

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